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Fiat 500e: nuovo classico italiano

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Presentata a Milano a inizio marzo in diretta streaming (vista la mancata premiere del Salone di Ginevra) la nuova Fiat 500e è la prima Full Electric di FCA e pur mantendo uno stile molto simile alla 500 con motore termico attualmente a listino in realtà sotto la pelle è tutta un’altra cosa. Il pianale è totalmente nuovo così come il powertrain adatto alle esigenze di una citycar, motore e trazione anteriori, potenza 118CV e alimentazione fornita da una batteria agli ioni di litio da 42 kWh. Il motore è in grado di portare la 500e da 0 a 100 Km/h in poco più di 9 secondi e di spingerla ad una velocità massima di 150 Km/h, 3 sono le modalità di guida: Normal, Pure e Sherpa (con la massima resa della batteria). Secondo il ciclo WLTP la 500e percorre 320 Km per singola carica nel ciclo combinato, in città si può arrivare fino a 400. Nuovissimi anche gli interni, con maggiore qualità dei materiali e di alto livello anche le dotazioni tecnologiche per la sicurezza fino alla guida autonoma di livello 2. Prezzi a partire da circa 34000 euro.

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Presented in Milan at the beginning of March in live streaming (after the loss of the Geneva Motor Show premiere) the new Fiat 500e is the first Full Electric of FCA and while maintaining a style very similar to the 500 with ICE currently listed under the skin is something totally different. The platform is completely new as well as the powertrain suitable for the needs of a city car, front engine and traction, 118HP and power supplied by a 42 kWh lithium-ion battery. The engine is able to bring the 500e from 0 to 100 Km/h in just over 9 seconds and to push it to a maximum speed of 150 Km/h, 3 are the driving modes: Normal, Pure and Sherpa (with the maximum battery performance). According to the WLTP cycle, the 500e has a range of 320 Km per single charge in the combined cycle, arriving at 400 driving in the city. The interiors are also brand new, with improved  materials quality and high-level technological equipment for safety up to level 2 autonomous driving. Prices starting at around 34,000 euros.

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Ecologia a corrente alternata o continua?

green_mobilityIn questi giorni di proclami più o meno realistici del tipo “Addio Diesel! Ora solo ibrido ed elettrico..!” non posso sottrarmi alla discussione. La materia della mobilità elettrica è una mia personale passione già da molto tempo. Sorrido a vedere questa improvvisa crociata contro il diesel e lo dico con gli occhi di chi pur appassionato al tema deve riconoscere che il diesel non è affatto morto e nemmeno moribondo. Il dubbio è se sia nato prima l’uovo o la gallina, mi spiego: sono partiti prima i costruttori o prima i giornalisti? Nelle ultime due settimane è tutto un rincorrersi di dichiarazioni più o meno strillate di cose che in realtà sono sul piatto già da un po’ (vedi Toyota che non propone più il diesel ma che giustamente lavora sull’ibrido nel quale ha creduto per prima). Ma anche che FCA voglia lasciare il diesel per le vetture non è poi una novità, semmai ho trovato più divertente Marchionne che fa retromarcia sul tema delle elettriche che una volta snobbava perché non redditizie (vedi la “battuta” sulla 500e). Il gruppo VW (anche per necessità di lasciarsi alle spalle il famigerato dieselgate) ha già da alcuni mesi presentato un enorme investimento per ricerca, sviluppo e produzione di vetture ecologiche (34 miliardi entro il 2022 per vetture elettriche, ibride plug-in e con sistemi per guida autonoma e semiautonoma). Oltre al fatto che le notizie vengano strillate e rinvigorite di giorno in giorno mi viene un’osservazione molto più schietta: siamo davvero sicuri che entro il 2022 in Italia saremo in grado di gestire non solo il cambio del parco auto ma anche (e soprattutto) il cambio di mentalità? All’improvviso, almeno dando un’occhiata ai titoloni, è nata una coscienza green, se la cosa era arcinota per alcuni paesi nordeuropei, per il bacino del Mediterraneo non mi pare un dato così appurato. Sono un grade ammiratore di Tesla e affini ma ho anche sufficiente distacco per notare che non siamo affatto pronti, almeno non in Italia. Sicuramente qualcosa sta cambiando ma che piaccia o meno il “diesel cattivo” è ancora il motore che in molti scelgono per necessità e a volte anche per abitudine. Guidare un’ibrida richiede alcuni adattamenti e rinunce, in città sicuramente è l’auto giusta ma se si viaggia molto in autostrada ci si ritrova con una vettura a benzina con la “zavorra” di batterie e motore elettrico e sia i consumi e le emissioni non sono più così miracolosi (a meno che non si proceda a 90-100km/h), discorso simile per l’elettrico, le percorrenze stanno aumentando ma non sono ancora a livello del vecchio motore endotermico e per raggiungere il risultato si deve stare attenti al piede e a cosa si accende a bordo. Certamente la tecnologia può solo migliorare (in questo è fuor di dubbio il diesel ha dato tutto) ma attualmente restano dei nodi significativi da risolvere se si vuole davvero essere green: 1. ricarica da rinnovabili, altrimenti il senso dell’elettrico diventa solo facciata, 2. smaltimento/riciclo delle batterie, non sono eterne e nemmeno oggetti “facili” da gestire, 3.Infrastrutture: Tesla continua a creare la sua rete di ricarica ma gli altri? Non vorrei essere frainteso, non sto facendo l’avvocato del diavolo ma cerco di essere realista pur sperando in un cambio epocale. Il motore diesel ha espresso tutto il suo potenziale e renderlo più ecologico, sulla carta o nella realtà, sarà praticamente impossibile e certamente dispendioso ma fatico a credere che le vendite di questo tipo di motore siano collassate (e anche qui il dato deve essere vagliato paese per paese). Ancor più strano è il fatto che in Italia non si stia lavorando in modo significativo per ampliare la rete di rifornimento di un carburante già disponibile e conosciuto: il metano. Strano (o forse sospetto) la stampa di questo non parla, abbiamo una tecnologia consolidata e alla portata di molti che però non viene praticamente mai citata in nessuno dei proclami di cui si parlava sopra. Dove sarà la verità? Marketing o reale ecologia? Ai posteri l’ardua sentenza.